San Luigi Orione

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San Luigi Orione, sacerdote piemontese, (1872-1940) è il Fondatore della Congregazione religiosa “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, attualmente presente con le sue variegate istituzioni educative, catechetiche ed assistenziali in più di trenta paesi del mondo.
Don Luigi Orione nacque a Pontecurone (Alessandria), il 23 giugno 1872. E’ conosciuto nel mondo come un “beato”, come un campione della santità cristiana, come il fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Dall’ambiente familiare povero e caratterizzato da una buona e convinta sensibilità religiosa acquisì gli stimoli più immediati e decisi che lo portarono ad aprirsi ad una coinvolgente passione verso Dio e gli uomini.

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San Luigi Orione (1872-1940)

Dalle vicende religiose e politiche sociali del suo tempo trasse le ragioni più profonde e convinte per mettere in piedi quell’impero di carità (così è stata definita la sua Congregazione) che ben presto ha esteso le sue tende dove c’era un bisogno, un’esigenza, una domanda di aiuto. Affrontò problemi sociali ed ecclesiali di ogni genere, avvicinò alte personalità della politica, della cultura e della Chiesa, tutti illuminando con il suo sguardo sapiente e la sua azione generosa. Gli scritti di Don Orione hanno raggiunto una infinità di destinatari, a tutti portando conforto, intelligenza di fede, ricchezza di contenuti.
Suoi interessi prioritari sono stati i piccoli, i poveri, gli orfani, i disagiati in genere, per riavvicinarli alla Chiesa. La sua azione apostolica passò così soprattutto attraverso la gestione di scuole, colonie agricole, artigianati e scuole professionali, case di carità e missioni in terra straniera. Accanto alla Congregazione maschile dei Figli della Divina Provvidenza, riconosciuta ufficialmente nel 1903, affiancò nel 1915 le Piccole Suore Missionarie della Carità e nel 1927 le suore Adoratrici cieche (“Le Sacramentine”).
“Il folle di Dio”, l’ha definito il biografo Pronzato, mentre Papa Luciani ha riconosciuto in lui “lo stratega della carità”. Lui si è definito “il facchino della Divina Provvidenza” e con altri simili epiteti che confessano la sua sconfinata fiducia Dio e la volontà di essergli umile servitore.
Ignazio Silone l’ha paragonato a Trockij, perché “Trockij non fu il socialista del sabato sera e Don Orione non fu il prete della domenica mattina”. Douglas Hyde gli ha dedicato una biografia dal titolo “Il bandito di Dio”.
Di Don Orione, il letterato Don Giuseppe De Luca ha detto che “era un uomo in stato permanente di ebbrezza spirituale”. Pio XII alla sua morte, avvenuta il 12 marzo 1940, l’ha definito “padre dei poveri e insigne benefattore dell’umanità dolorante e abbandonata”.
Il Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato il 26 ottobre 1980, presentandolo alla Chiesa come “una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana”, “fu certamente una delle personalità più eminenti di questo secolo per la sua fede cristiana apertamente vissuta”, “ebbe la tempra e il cuore dell’Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all’ardimento, tenace e dinamico fino all’eroismo”.
La sua santità ha suscitato e continua a generare fama e devozione nei fedeli, imitazione e sequela nei discepoli. Resta vivo il suo carisma, un dono perenne e universale fatto alla Chiesa, “trasmesso ai discepoli per essere da questi vissuto, custodito, approfondito e costantemente sviluppato in sintonia con la Chiesa” (MR 11).
Della luce di questo carisma si sono illuminati molti eminenti seguaci di Don Orione, alcuni dei quali stanno per essere proposti agli onori degli altari, altri hanno lasciato profonde tracce nella vita della Chiesa e della società, altri – i più – pur meno noti, hanno “dato la vita in gioioso olocausto di carità per la Chiesa e per le Anime” (Don Orione). Sono i “Santi di Famiglia”.
La sua fondazione, diffusa oggi in una trentina di nazioni del mondo, comprende le Congregazioni religiose dei Figli della Divina Providenza, delle Piccole Suore Missionarie della Carità, l’Istituto Secolare e un vasto Movimento Laicale che irradia nel mondo, soprattutto tra i più poveri, lo spirito e i progetti di bene del Fondatore.
Sofferente da tempo per problemi cardiocircolatori, morì il 12/03/1940 nella sua casa di riposo a Sanremo dove, a forza, lo avevano mandato i medici e i suoi primi collaboratori che speravano in una ripresa della sua salute. La sera dell’8 marzo ai suoi, raccolti per un saluto ebbe modo di fare questa confidenza: “Non è tra le palme che io voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo!”
Giovanni Paolo II, l’ha dichiarato santo il 16 Maggio 2005.