Il parco e la villa

LA NASCITA E IL PRODIGIOSO FIORIRE DEL PICCOLO COTTOLENGO FRIULANO
Memoria e storia a cura di Bruno Chinellato

L’ardente carità di Mons. Guglielmo Biasutti (sacerdote friulano nato a Forgaria nel 1904 e deceduto nel 1985) lo portò a caldeggiare l’idea di un Piccolo Cottolengo anche per il nostro Friuli. Esso dovrebbe accogliere e soccorrere le più neglette sventure sia della nostra provincia come di quelle finitime; e dovrebbe sorgere sulla nostra terra perché essa ha una più ricca storia di carità ed una più evidente missione di fede e di civiltà’.
Con questo disegno nel cuore, dopo un soggiorno di meditazione e preghiera ad Assisi nel febbraio-marzo 1940, voleva esporre un suo piano e chiedere il coinvolgimento diretto a Don Orione, che già aveva aperto ‘Piccoli Cottolengo’ in varie parti d’Italia; ma non riuscì a raggiungerlo a Tortona prima della sua morte, avvenuta il 12 marzo di quell’anno. Subito dopo don Biasutti fu coinvolto come cappellano militare nelle vicende belliche (entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940), ma appena rimpatriato e ripresosi da grave malattia raggiunse Don Sterpi (primo successore di don Orione) a Tortona nell’aprile 1943 al quale manifestò il suo sogno di ‘creare verso le nostre frontiere una Città della Carità che sarebbe più forte di molte divisioni militari, che dilati verso oriente le braccia di Cristo, che accolga fra quelle braccia gli infelici delle genti friulane e slave contermini, che sia un documento forte e persuasivo del nostro sentire cristiano’. Don Sterpi non ebbe la minima esitazione nell’accogliere la proposta di don Biasutti e lo assicurò ‘il Piccolo Cottolengo Friulano sorgerà’. Già sul finire del 1944, per assecondare il disegno di Mons. Biasutti, la grande benefattrice Melania Bearzi donava la villa di S. Maria la Longa con 4 colonie alla Piccola Opera della Divina Provvidenza (Opera don Orione) perchè vi aprisse il Piccolo Cottolengo Friulano.
Eravamo agli epiloghi di una guerra disastrosa e non fu possibile per gli Orionini mettere subito mano all’opera. Passarono alcuni anni di lunga e stentata ripresa dal disastro e dalla estrema penuria di mezzi, ma già dal 1948-49 il primo Direttore don Zanoni poteva accogliere i primi ‘ospiti’ del Cottolengo per il cui sostentamento non potevano bastare i magri proventi della campagna… Un tentativo del direttore successivo, don Galeazzi, di ottenere un concorso sulle spese dalla Provincia, anche per alcuni lavori indispensabili a rendere la ‘villa’ più accogliente, non ebbe risultato. Si doveva fare affidamento su quanto potevano dare alcune famiglie, i comuni più sensibili e, soprattutto sulla…Provvidenza!
E la Provvidenza si manifestò davvero grande pur essendo il Friuli fra le aree più povere d’Italia. Molti suoi abitanti erano ancora costretti all’emigrazione per cercare lavoro, tuttavia il pane quotidiano e una assistenza dignitosa al Cottolengo non mancavano. Tanto è vero che si moltiplicavano le richieste di ingresso, ma lo spazio abitabile si limitava al corpo principale della villa con il braccio che si protende ad ovest. Il resto erano ancora abitazioni di famiglie contadine con gli annessi rustici.

Verso la metà degli anni ’60 un altro grande benefattore di manifesta nella persona del Comm. Dante Cavazzini, sempre sensibilizzato da mons. Biasutti. Questi aveva fatto una notevole fortuna gestendo dinamicamente un’attività commerciale;
non aveva figli e intendeva impiegare il suo notevole patrimonio a fin di bene finchè era in vita. Soleva dire spesso: il bene va fatto fin che si è vivi e averne anche legittima gioia. Dopo morti si lascia tutto comunque, senza godere della beneficienza post-mortem…’ Il comm. Cavazzini fece edificare e arredare a proprie spese il padiglione maschile a destra, rispetto all’ingresso centrale del Cottolengo, inaugurato sul finire dell’anno 1968. Questo consentì nuove accoglienze nel reparto maschile e di dare più respiro al femminile, dove comunque lo spazio era insufficiente, tanto è vero che si progettò e si realizzò, dopo appena 5 anni, il nuovo reparto femminile ad ovest con ampi magazzini/ dispensa sotterranea, una spaziosa e moderna cucina e un nuovo ingresso, divenuto poi cappella, al piano terra. Questo notevole ampliamento, a cavallo fra la direzione di don Salmistraro e don Longo, fu possibile perchè finalmente se ne fece carico un buona parte la Regione Friuli-Venezia Giulia, costituitasi nell’anno 1964 e operativa nell’ambito socio-assistenziale in virtù del proprio statuto di autonomia e dopo la riforma sanitaria nazionale.
Di seguito fu tutto un susseguirsi di ampliamenti e miglioramenti.
A est del padiglione maschile c’era un fabbricato adibito a fienile e ricovero dei carriaggi: fu completamente ristrutturato ricavandone a terra un salone, intitolato a Papa Albino Luciani poco dopo il suo decesso, e sopra confortevoli camere in ulteriore ampliamento del reparto maschile.
Con gli anni si liberarono i rustici ai confini est ed ovest del Cottolengo. Vennero acquistati e adeguatamente ristrutturati, usufruendo di generosi contributi della Cassa di Risparmio e della sua Fondazione. Ancora la fondazione CRUP intervenne cospicuamente nella realizzazione delle lavanderie e delle fisioterapie aderenti al padiglione femminile… A seguito del terremoto dell’anno 1976 un consistente contributo pubblico consentì di mettere in sicurezza e ristrutturare radicalmente il corpo centrale della villa, rinnovando anche l’impiantistica ed i serramenti. Un capitolo affascinante potrebbe essere scritto al riguardo della parte agricola e forestale del Cottolengo. I quasi 30 ha. di terreni agricoli, passati dalla colonia all’affitto, vennero ai tempi di Don Vello assunti in conduzione diretta. Con le provvidenze per l’agricoltura si edificò una stalla modello, dapprima con vacche da latte e poi con bestiame da carne, purtroppo in seguito dismessa per l’improvvisa scomparsa dell’operaio che la accudiva. Sul luogo della vecchia stalla si realizzò, ai tempi di don Delfino, la magnifica sala teatro intitolata a mons. Biasutti; più a nord si installò una serra (impianto dimostrativo donato dal Consorzio Agrario) che consente di produrre ortaggi freschi anche d’inverno.
E poi…il parco, magnifico ornamento e polmone verde a nord della Villa! Fu per tanti anni, anzi secoli, caratterizzato da due monumentali cedri (del Libano e Atlantica), che nonostante le cure costanti e il controllo sistematico della Forestale (erano catalogati come ‘monumenti naturali’), cedettero agli eventi della natura, uno colpito da fulmine eccezionale in pieno inverno seminò brandelli e schegge a vasto raggio (ma nessuno ne patì perchè era sera tarda), l’altro fu sradicato da tromba d’aria sul finire dell’estate 2011. Il loro legno massiccio e vetusto consentì a un artista friulano di ricavarne magnifiche sculture, due in dotazione alla casa, una nel Duomo di Venzone in ricordo delle vittime del terremoto dell’anno 1976.
Comunque il parco, nell’attesa che nei secoli a venire i cedri ricrescano, è pur sempre sontuoso per la Magnolia Grandiflora, un bel glicine rifiorente, un Tasso e altre piante rare. Si presenta sempre ombroso ed accogliente d’estate, con il fresco laghetto in fondo, attraversato da vialetti per piacevoli passeggiate di quanti al Cottolengo ci vivono in santa letizia.